Ministeri DDL Prestazioni sanitarie: la prossimità resta in un’attesa biblica

il DDL, nato per accorciare le liste di attesa, si trova in lista d’attesa da 447 giorni nei corridoi di Montecitorio.

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Roma – [07/07/2026]
Era partito con uno slancio vero. Il DDL Prestazioni sanitarie era stato presentato come un passo utile per avvicinare il Servizio sanitario nazionale ai cittadini. Meno attese. Più territorio. Più ordine nella rete delle prestazioni. Più risposte dove la domanda di salute nasce ogni giorno.

Oggi quello slancio appare rallentato. Il provvedimento, approvato dal Senato il 15 aprile 2025, è arrivato alla Camera come A.C. 2365. L’esame in Commissione Affari sociali è iniziato l’8 maggio 2025. Al 7 luglio 2026, però, il testo è ancora fermo. Sono passati 448 giorni dall’approvazione del Senato. Sono 425 giorni dall’avvio dell’esame in Commissione.

Il confronto con i tempi medi rende il quadro ancora più netto. Nella XIX legislatura, i disegni di legge di iniziativa governativa impiegano mediamente 63 giorni alla Camera. Per i DDL governativi ordinari la media sale a 135 giorni. Questo provvedimento ha già superato di oltre sette volte la prima media e di oltre tre volte la seconda.

Le leggi ordinarie non hanno una scadenza fissa. Questo è vero. Ma quando un testo resta fermo così a lungo, la lentezza smette di sembrare normale amministrazione. Non è un dettaglio tecnico. È un dato politico, e non va ignorato. Un testo approvato dal Senato, sostenuto come misura utile alla sanità dei cittadini, è fermo da oltre un anno nel secondo ramo del Parlamento. E quando un provvedimento sulla sanità di prossimità resta impantanato per tempi così lunghi, il dubbio non è dietrologia.

Il primo freno è arrivato con la fase emendativa. Il 10 luglio 2025 risultavano depositate 366 proposte di modifica. Pochi giorni dopo, la Commissione non prevedeva votazioni. Da lì il percorso si è fatto sempre più opaco. Come se, dopo una partenza accolta con favore, qualcosa si fosse inceppato.

Uno dei punti più sensibili è l’articolo 11. Riguarda la riorganizzazione della rete dei laboratori del Servizio sanitario nazionale. È un passaggio centrale per la sanità territoriale. Può consentire ai laboratori di collaborare, raggiungere standard adeguati e restare presenti anche fuori dai grandi centri. Ma è anche un terreno delicato.

L’articolo tocca accreditamenti. Rimborsi. Budget regionali. Rapporti tra pubblico e privato convenzionato. E incide su un settore che negli ultimi anni è stato attraversato da una forte concentrazione.

I contratti di rete possono rappresentare un argine a questa deriva. Possono aiutare i laboratori indipendenti a non essere travolti dall’ingresso di grandi gruppi e fondi di investimento. Il caso Cerba Healthcare è significativo. Il Corriere della Sera ha raccontato la crisi e il rischio default del colosso degli esami clinici, con una partita italiana che riguarda da vicino il futuro della diagnostica privata. Leggi l’articolo del Corriere della Sera su Cerba Healthcare.

Per questo l’articolo 11 non è un passaggio tecnico. Decide se la rete dei laboratori resterà diffusa sul territorio o finirà sempre più concentrata nelle mani di pochi grandi operatori. Gruppi sostenuti da fondi finanziari, dove il profitto può pesare più del servizio al cittadino. E dove anche il rischio di crisi industriali o default ricade, alla fine, sulla continuità dell’assistenza.

Nello stesso DDL compare anche la farmacia dei servizi. L’articolo 9 richiama il monitoraggio delle prestazioni erogate in farmacia. Ma il tema corre anche fuori dal provvedimento. Con il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista, le farmacie stanno rafforzando il proprio ruolo attraverso altri strumenti normativi, accordi regionali e misure di spesa sanitaria.

Si crea così un doppio binario. La rete dei laboratori resta legata ai tempi del DDL. Le farmacie avanzano con percorsi più rapidi. Soprattutto su prestazioni di prima istanza e telemedicina.

Il nodo economico è centrale. Dataroom del Corriere della Sera ha confrontato alcune tariffe del Servizio sanitario con quelle previste per le farmacie. L’elettrocardiogramma vale 11,60 euro nel Ssn. In farmacia arriverebbe a 28,50 euro. Leggi il servizio di Dataroom sul Corriere della Sera.

Il confronto riguarda anche altre prestazioni, Holter pressorio. 41,30 euro nel Ssn. 50,04 euro in farmacia. Spirometria semplice. 24 euro nel Ssn. 34,34 euro in farmacia. Emoglobina glicata. 4,70 euro nel Ssn. 18,30 euro in farmacia. 

Sono numeri che spiegano perché il DDL va letto in un quadro più ampio. Da una parte ci sono laboratori che chiedono regole certe, sostenibilità economica e una rete territoriale riconosciuta. Dall’altra ci sono farmacie che stanno ottenendo un ruolo sempre più strutturale nell’erogazione di servizi sanitari.

Il DDL nasce per migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Oggi, però, sembra risentire proprio delle tensioni tra i diversi pezzi della sanità territoriale. 

Il Parlamento dovrà sciogliere il nodo senza trasformare la sanità di prossimità in una vetrina promozionale, dove tra un integratore per la memoria e un’offerta sui solari compare anche l’ECG, presentato come la soluzione alle liste d’attesa.

La prossimità non può ridursi a uno scaffale più accessibile. E non può diventare uno slogan buono per vendere tutto, dal collirio al test diagnostico. La priorità dichiarata resta un’altra. Rendere più semplice, equo e sicuro l’accesso alle cure. Con regole chiare, responsabilità definite e servizi davvero al vicini ai cittadini.

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