A imprimere forza e identità all’incontro è stata la dottoressa Elisa Interlandi, presidente di ANMED. In apertura, ha richiamato il valore sociale della diagnostica e la difesa della professione come garanzia di qualità delle cure. Inoltre, ha sottolineato come laboratori radicati nei territori, competenze diffuse e capacità di interpretare il dato restino snodi essenziali di una sanità vicina al paziente.
Tra gli interventi più significativi, poi, quello del professor Giuseppe Petrella, del Policlinico Universitario di Tor Vergata. Figura di rilievo dell’oncologia, Petrella ha messo in luce il ruolo decisivo della diagnostica nei percorsi di cura dei pazienti oncologici. Infatti, una visita, anche la prima, è davvero efficace solo se supportata da accertamenti già disponibili, validati e interpretabili. Per questo, il laboratorio non è un servizio accessorio. È, invece, un’infrastruttura decisionale capace di affiancare il medico con competenze, alert e suggerimenti nei referti.
Risultato e dato clinico utile non coincidono. Il primo è l’esito tecnico dell’analisi. Il secondo, al contrario, è un’informazione collegata al percorso del paziente e capace di orientare la cura. Da qui nasce il valore di una responsabilità condivisa tra prescrittori, laboratoristi e specialisti. Una responsabilità sostenuta da reti digitali e territoriali. In questo senso, la rete non è solo logistica, ma cognitiva. Accelera l’integrazione dei dati, riduce gli errori e rende più efficace la decisione clinica.
Di grande spessore, inoltre, il contributo del professor Mario Plebani, dell’Università di Padova. Figura di respiro europeo e internazionale della medicina di laboratorio, Plebani ha invitato a superare un equivoco: “più grande” non significa automaticamente “migliore”. Il laboratorio clinico non è una fabbrica di esami. È, piuttosto, il primo snodo della decisione clinica. Perciò, in un sistema sanitario che si muove dal volume al valore, il laboratorio diventa catalizzatore del cambiamento.
Su questa traiettoria si è inserito anche il professor Salvatore Cuzzocrea, farmacologo dell’Università di Messina. Il suo intervento ha posto l’accento sulla Value-Based Healthcare. Secondo questa visione, il valore della diagnostica non si misura solo sui volumi o sul costo della singola prestazione. Si misura, invece, sulla capacità di collegare il dato agli esiti, alla sicurezza, all’appropriatezza terapeutica e alla sostenibilità del sistema. Così, il laboratorio diventa una leva di governanceclinica, non una semplice voce di costo.
Il professor Paolo Poletti, a sua volta, ha portato il confronto sul terreno della sanità digitale. Al centro, interoperabilità e Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. La velocità, ha ricordato, non consiste nello spostare campioni. Significa, soprattutto, far correre dati certificati, tracciabili, sicuri e comprensibili tra sistemi diversi. In particolare, LOINC, HL7 FHIR, tracciabilità e FSE 2.0 sono strumenti decisivi. Servono a trasformare referti, immagini, parametri e prescrizioni in una traiettoria sanitaria leggibile nel tempo. Il campione viaggia quando serve. Il dato, invece, deve correre sempre.
La presenza della Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza Sociale, Loredana Raia, e del consigliere regionale Giovanni Porcelli ha dato al confronto una forte dimensione istituzionale. Raia ha dimostrato competenza e visione. In particolare, ha colto l’importanza della tecnologia e del laboratorio come primo snodo decisionale della sanità contemporanea. Il suo intervento ha confermato una necessità: guardare alla diagnostica non come a un costo, ma come a un investimento. Un investimento in qualità, prevenzione e governo dei percorsi assistenziali.
A chiudere il confronto, infine, la dottoressa Interlandi ha espresso fiducia e profonda stima professionale nei confronti del Ministro della Salute Orazio Schillaci. Ne ha ricordato il profilo scientifico e accademico di professore universitario di Medicina Nucleare. Allo stesso tempo, ha richiamato la sua conoscenza della complessità del sistema sanitario. Interlandi ha poi citato le recenti parole del Ministro sulla distanza ancora troppo ampia tra dati e decisioni.
La sanità, ha ribadito, è anche un problema economico e organizzativo. Da un lato, il sovrautilizzo della diagnostica nasce spesso dalla scarsa comunicazione tra i diversi nodi del percorso clinico. Produce rumore, costi e percorsi talvolta non necessari. Dall’altro, il sottoutilizzo diagnostico può causare ritardi, diagnosi mancate e perdita di opportunità terapeutiche.Per questo, l’obiettivo virtuoso è costruire regole e competenze. Il fine è portare il test giusto al paziente giusto nel tempo giusto.
Interlandi ha concluso sottolineando il dialogo costruttivo aperto in Regione Campania. In questa direzione, l’obiettivo è avviare, in via sperimentale, una rete interdisciplinare. Una rete capace di mettere insieme competenze, tecnologia e prossimità.Tuttavia, il modello non deve contrapporre professioni e strutture. Deve, al contrario, chiamarle a cooperare. Al centro resta l’unico obiettivo che dà senso all’intero sistema: la salute del paziente.
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